Per circa un milione e mezzo di anni la specie umana si è adattata ai cambiamenti climatici, dalla desertificazione della savana, alle glaciazioni del Nord Europa. Insomma abbiamo resistito e ci siamo adattati a vivere in un ambiente ostile. Forse lo abbiamo dimenticato, ma lo stile di vita dei nostri antenati era per lo più dedito alla caccia e alla ricerca del cibo. Numerosi studi hanno dimostrato che, in base alla latitudine di appartenenza dei vari gruppi di ominidi, la caccia a terra, la raccolta di tuberi e frutti, la pesca erano pratiche quotidiane distribuite fra i loro membri. L’Hunterstrail è un modo di allenarsi in natura, che rispecchia in modo chinesiologico e metabolico la genetica dei nostri antenati, per cui anche la nostra, per quanto oramai stravolta da uno stile di vita al quale i nostri geni non sono più in grado di reagire. 

Alimentazione infiammatoria ricca di zuccheri, eccesso calorico, sport che non rispecchia la normale fisiologia umana sia per intensità che per durata, hanno creato un paradosso evolutivo, viviamo con tutti i possibili comfort, in abbondanza di risorse e farmaci, ma lo stato della salute dei paesi occidentali sta pian piano degenerando.

Per anni nel mio laboratorio FITLAB a Livorno ho cercato qualcosa che agisse a livello energetico muscolare, ma anche a livello neuro-muscolare fino a influenzare il sistema nervoso centrale e in particolare i centri del cervello primitivo (l’amigdala e l’ippocampo, così influenti in quelle che sono le nostre prime scelte inconsce nella vita di tutti i giorni). Poi, per caso, in una giornata piovosa, grigia, ventosa e fredda, in cui la prospettiva di rimanere in casa a guardare Netflix nel mio giorno di riposo non mi allettava, decisi di andare a farmi una corsa nel bosco, un trail-run, com’ero solito fare. HunterstrailIniziai a correre sotto la pioggia battente, man mano che salivo, il freddo svaniva, ma non riuscivo a eliminare la sensazione di rigidità e stress mentale, facevo fatica… “E se invece di seguire la strada battuta iniziassi a muovermi nel bosco senza una meta?”. Iniziai a correre fuori dal sentiero, il percorso si faceva più accidentato: pendenze come muri, tronchi, pozze d’acqua, ruscelli e torrenti in piena. La velocità di movimento aumentava e dopo poco iniziai a percepire un cambiamento nel corpo e nella mente. Correvo, strisciavo a carponi, saltavo e mi arrampicavo, la sensazione di pericolo di alcuni passaggi aveva affinato i sensi. L’udito era più recettivo al vento e ai rumori del fitto bosco, l’olfatto pieno dell’odore del terreno bagnato, del fango e delle erbe selvatiche, sentivo l’acqua più fredda e il corpo era meno rigido più fluido e la mente sgombra. Uscii dal bosco dopo 2 ore di movimento, “primal hunters”, così mi è piaciuto chiamarlo. Non avevo fatto niente di nuovo ma avevo rotto gli schemi mentali e il corpo si era adattato e rilassato, il cervello primitivo si era liberato dai condizionamenti della mente evoluta. Questa dicotomia aveva creato un cambiamento fisiologico neuro-muscolare che portava benessere, niente di diverso da ciò che accade durante l’apnea.

HunterstrailÈ nato così Hunterstrail, un modo di muoversi nello spazio e nella natura, con l’intenzione di risvegliare in noi il contatto intimo con l’ambiente, con il quale un tempo condividevamo le risorse. Un allenamento all’aria aperta, lungo sentieri, fiumi, rocce, con un percorso mai determinato, in continuo cambiamento. Il terreno è la sfida più grande: il cambio di pendenza, la salita, la discesa, la sabbia, il fango, le rocce…la mente deve stare sempre concentrata sul passo successivo, i recettori articolari devono integrare velocemente il segnale di instabilità del terreno e evolvere il comportamento, percepire il pericolo di un salto, pensare velocemente, respirare, ascoltare i suoni che la circondano. Sono tutti segnali che bilanciano di nuovo il sistema nervoso in perenne competizione fra stress e relax. 

Hunterstrail mareQuesto percorso arriva al mare, il contatto intimo con l’acqua, calma il cuore, allenta e rilascia lo stress accumulato sulle articolazioni. Il blu avvolge facendo rilasciare endorfine al sistema nervoso. Si scende in apnea per raggiungere il fondo, per esplorare fuori e dentro di noi le sensazioni e i colori, si torna in superficie e si sposta il raccoglitore di emozioni verso una nuova meta. 

Un viaggio introspettivo dove, per tutto il tempo, la mente ed il corpo cercano di adattarsi all’ambiente nel minor tempo possibile, il premio finale è uno stato di salute mentale e fisica senza precedenti.

Il 27 maggio potrai partecipare a questa incredibile esperienza! Per conoscere tutti i dettagli vai all'evento Hunterstrail

Contributor:
Jacopo Querci

Jacopo Querci, laureato in biologia presso l’università di Pisa, con un dottorato di ricerca in genetica molecolare presso l’università di Rondebosh , Cape Town – Sud Africa

Ha collaborato con il CNR di Pisa istituto di Fisiologia (Prof Remo Bedini) al progetto “Blu”, uno studio svolto su apneisti professionisti per capire quale sia l’adattamento fisiologico molecolare nell’apnea.

Extremefit.it

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