Se vi chiedessi di spiegarmi l’ apnea con una sensazione o un’emozione sono sicuro che la maggior parte di voi mi parlerebbe della libertà, della leggerezza, del rilassamento, della pace interiore. Tutte quelle sensazioni positive, piacevoli che ciascuno di noi prova ogni volta che si immerge in mare e che la sua mente insegue anche quando ci alleniamo in una piscina di città. apnea ricreativaTutte quelle emozioni che ci fanno amare così tanto nuotare sott’acqua trattenendo il respiro e lasciando lassù, oltre la superficie, ansie, stress e preoccupazioni della vita quotidiana. Nell’acqua sciogliamo le tensioni, la mente diviene liquida e trova facilmente il proprio equilibrio, ci rilassiamo concentrandoci sul respiro, il riflesso di immersione fa rallentare il battito cardiaco, viviamo momenti perfetti di pace e di serenità che solo l’apnea ricreativa ci può dare.

Ecco, ricreativa…

L’apnea è però anche uno sport vero e proprio nel quale gli atleti competono tra loro con prestazioni misurabili in metri e in secondi in una moltitudine di diverse discipline, indoor e outdoor. Questa è l’ apnea competitiva, l’apnea delle gare e dei record, l’apnea dei grandi campioni che tutti conosciamo e ammiriamo e le cui gesta sportive ci fanno sognare.

Ma non solo, è anche l’ apnea di tanti amatori che, come me, non hanno nessuna reale ambizione di competere alla pari con questi grandi atleti ma che si divertono comunque a partecipare alle gare e a misurarsi con se stessi. E’ certamente un’ apnea molto meno rilassante: chi più chi meno, tutti gli atleti sentono l’ansia della competizione, soffrono lo stress del countdown alla partenza, patiscono l’agitazione che fa salire vertiginosamente il battito cardiaco proprio quando vorrebbero rallentarlo il più possibile. Ricordo un post su Facebook di Ciconat che, parlando di gare di apnea dinamica, scriveva “Mi ricordo che guardavo gli atleti che avevano già partecipato e invidiavo il fatto che avessero già finito, che avessero già espiato le loro colpe, sono arrivato a guardare ed invidiare il pubblico che era lì e non doveva provare quello che stavo provando io in quel momento”. Quante volte mi sono trovato nella stessa situazione… e quante volte avrei voluto mollare tutto un secondo prima dell’official top dando ascolto a quella vocina interiore che dice: “Ma cosa cavolo ci sei venuto a fare qui? Perché ti costringi a tutto questo? Scappa via da qui immediatamente!”. apnea dinamicaPartecipo a gare FIPSAS da 8 anni, la mia vocina interiore non ha mai smesso di tormentarmi in questo modo. Con queste premesse non è quindi per niente facile convincere un riluttante apneista ricreativo a provare l’apnea agonistica. L’apneista ricreativo, di fronte alla prospettiva di competere, solitamente va proprio a richiamare quelle piacevoli sensazioni e quelle immagini di libertà e rilassamento che ho elencato all’inizio di questo articolo e risponderà: “L’apnea mi rilassa e mi fa stare bene, mentre le gare sono fonte di ansia e di stress. Perché mai dovrei partecipare a una gara?”.

Non vi darò un solo motivo, ma ve ne darò ben quattro:

1) Le gare sono una straordinaria occasione di crescita e apprendimento. Quando partecipate ad una gara siate, prima di tutto, attenti osservatori perché c’è sempre qualcosa da imparare guardando da vicino gli atleti più forti, facendo attenzione a come si preparano alla prestazione, a quale attrezzatura usano, analizzando i dettagli della loro tecnica.

Federico Mana record2) Le gare sono un momento unico di aggregazione. Partecipare ad una competizione non significa soltanto sentirsi un atleta in gara, ma anche sentirsi parte di una squadra insieme ai propri compagni e parte di un’intera comunità insieme a tutti i partecipanti che condividono la nostra stessa passione. Ogni gara diventa con il tempo un ritrovo tra amici, una vera e propria festa.

3) Le gare sono un potente stimolo per gli allenamenti. Può capitare che allenarsi accuratamente in piscina durante l’inverno divenga difficile con il tempo, che si perda motivazione nell’impegnarsi al massimo senza un obiettivo preciso. Le gare possono essere quell’obiettivo a cui tendere e verso il quale orientare i propri sforzi, mantenendo alta la motivazione e cercando di arrivare preparati all’appuntamento con la competizione.

4) Le gare sono un momento in cui ci si mette alla prova. Nelle gare di apnea, ben prima che con gli avversari, l’atleta (principiante o esperto che sia) si misura con se stesso. La competizione diventa stimolo per migliorare se stessi, per trovare le soluzioni tecniche e psicologiche per spostare più avanti i nostri limiti, per superare proprio quelle ansie e quelle paure che ci ostacolano e che ci vogliono deboli. Perché riuscire a superare quella prova è una soddisfazione appagante, è una gioia piena e assoluta. Come dice Ciconat: “quando esco soddisfatto ho vinto anche se non ho battuto nessun avversario, ho battuto solo me stesso, ma per quanto poco è l’unica cosa che realmente mi interessa”.

Contributor:
Nicola Manfredi Moving Limits Trainer

Ho scoperto l'apnea per caso, nel 2001, in seguito ad un infortunio che mi ha costretto ad abbandonare le piste da sci alpino. Da allora non sono più riuscito a farne a meno. Pratico questa disciplina ovunque vi sia uno specchio d'acqua: piscine, laghi, mare, oceano. Ho viaggiato in giro per il mondo per praticare la pesca subacquea collaborando con l'associazione Diving For A Cause per promuovere attività umanitarie a sostegno delle comunità locali abbinate ad un concetto di pesca sostenibile e responsabile. Ho partecipato a numerose competizioni agonistiche di apnea, sia indoor che outdoor, più per sfidare me stesso che per ambizione di primeggiare sugli avversari e nel 2015 mi sono laureato campione italiano di apnea in assetto costante senza attrezzi. Ho sempre avuto il desiderio di trasmettere agli altri le mie conoscenze e la mia passione per l'apnea e nel 2016 ho conseguito il brevetto di Istruttore Freediving SSI di secondo livello entrando a far parte del Team Moving Limits.

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